Arriva in libreria una nuova edizione delle “memorie”, per ricordare la Milano delle Cinque Giornate

Dopo 170 anni, proviamo a tendere l’orecchio e sentiremo ancora la marcia di Radetzky e i nostri avi patrioti

Non è morta. No, la Primavera dei popoli vive ancora. È nelle nostre radici. È la nostra storia. E, in occasione del 170° anniversario delle Cinque Giornate del 1848 (18-22 marzo), arriva in libreria una nuova edizione delle “memorie” dell’insurrezione di Milano di Carlo Cattaneo. Un classico del pensiero politico, un grande testo sulla formazione della nazione italiana, ma anche e soprattutto un racconto appassionante e coinvolgente, in presa diretta (il Cattaneo era allora a capo del Consiglio di Guerra), che ci fa rivivere quelle giornate piene di passione civile che portarono alla cacciata degli austriaci dalla città. Il volume è arricchito da un ricchissimo apparato iconografico a colori, da numerosi box di approfondimento  e contestualizzazione e della prefazione di Pietro Esposito, attualmente responsabile del Servizio di Storia Locale del Sistema Bibliotecario Milanese, curatore degli indici dell’Edizione nazionale delle opere di Carlo Cattaneo.

Era il 1848. Lo Stato italiano che più direttamente risente delle vicende europee è il Regno Lombardo-Veneto, che dipende direttamente dall’Impero d’Austria e dove il malcontento per la dominazione e la fiscalità straniera è sempre più diffuso. Già in gennaio la popolazione di Milano decide di attuare, come forma di ribellione passiva, uno “sciopero del fumo”: i milanesi rinunciano cioè ad acquistare e consumare tabacco poiché, essendo questo un monopolio di Stato, l’astensione avrebbe direttamente colpito le finanze austriache. La mattina del 18 marzo una grande manifestazione unitaria si riunisce al Broletto e, sotto la guida di Gabrio Casati, si reca dal governatore per domandare l’istituzione di un governo provvisorio, la creazione di una guardia civica, la liberazione dei detenuti politici, la concessione della libertà di stampa e la convocazione dei consigli comunali per nuove elezioni. L’autorità della monarchia asburgica è, a questo punto, rappresentata in città esclusivamente dal maresciallo Radetzky e, a differenza dei suoi omologhi civili, questi non è affatto disposto a cedere le proprie prerogative agli insorti. Il rifiuto dell’anziano generale di ricevere qualsiasi delegazione (malgrado il vicegovernatore sia di fatto ostaggio degli insorti) e la pretesa di sciogliere qualsiasi organo non approvato dall’autorità imperiale fa iniziare le ostilità tra i reggimenti austriaci e le forze cittadine. Così, in molti punti della capitale lombarda i civili erigono barricate e saccheggiano le armerie e le case patrizie per prepararsi al combattimento. La guerriglia urbana prosegue nei giorni successivi e un “comitato di guerra” istituito dalle autorità municipali permette di meglio ordinare gli sforzi bellici degli insorti, che nelle prime ore erano stati tanto generosi quanto caotici ed inconcludenti. Il 20 marzo il centro cittadino è quasi completamente libero dalle truppe austriache e i pochi battaglioni rimasti si ritirano tra le mura del Castello Sforzesco. I temibili cecchini dei “cacciatori tirolesi” sono snidati dalle guglie del Duomo, dalle quali nei primi giorni avevano fatto decine di vittime. Il 21 marzo, la proposta di una tregua di quindici giorni avanzata da Radetzky viene respinta dalle autorità milanesi, poiché qualsiasi interruzione gioverebbe agli austriaci, che già attendono rinforzi da Verona, mentre i milanesi non possono contare che sulle bande armate che arrivano in loro aiuto dalle province e dai paesi circostanti. Lo stesso giorno gli insorti riescono a conquistare la munitissima caserma del Genio. Il 22 marzo, ultimo giorno di combattimenti, dopo la caduta delle caserme di San Simpliciano e San Vittore, i milanesi riescono a rompere l’assedio che li divideva dagli insorti provenienti dai dintorni nel combattimento di Porta Tosa. Vista la situazione delle forze in campo, lo scarseggiare dei viveri, il morale delle truppe fiaccato da una guerriglia urbana più che mai sanguinosa e il peggiorare delle insurrezioni nelle provincie, Radetzky deve accettare l’impossibilità di mantenere un presidio a Milano e, la sera del 22 marzo, dà l’ordine alle truppe austriache di ritirarsi all’interno del Quadrilatero, il sistema difensivo formato dalle fortezze di Peschiera, Mantova, Verona e Legnago. Onde non essere attaccato durante la ritirata, il generale austriaco porta via come ostaggi alcuni dei più facoltosi e conosciuti cittadini di Milano presi prigionieri durante i cinque giorni di combattimenti.

Pietro Esposito terrà una conferenza sulle Cinque Giornate martedì 20 Marzo – ore 17,00 – al Museo Martinitt e Stelline (corso Magenta, 57), con proiezione di immagini e reading di passi del testo di Carlo Cattaneo a cura dei volontari del Patto di Milano per la Lettura.

 

Alessandra Pirri

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