Apertura dopo il restauro per ammirare La Salita al Pordenone a Piacenza

“L’iniziativa nasce da un’idea di Ferdinando Arisi che per primo mi parlò del camminamento che lui utilizzava per portare gli studenti dell’istituto d’arte Gazzola a studiare la prospettiva degli affreschi pordenoniani nella basilica di Santa Maria di Campagna, la cui cupola è impreziosita dall’opera del grande artista cinquecentesco Giovanni Antonio de Sacchis conosciuto come il Pordenone. Ora abbiamo recuperato il camminamento, così tutti potranno ammirare le opere da una suggestiva prospettiva” ha detto il presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza, Corrado Sforza Fogliani nel corso della conferenza stampa di presentazione della Salita al Pordenone che si è tenuta in Sala Ricchetti, presso la sede centrale di via Mazzini.

Sforza Fogliani – dopo aver ringraziato Cristina Bonelli e Roberto Tagliaferri, coordinatori del comitato organizzatore – ha ricordato il retroterra culturale della Salita. “Piacenza è sempre stata crocevia di strade, quindi di pellegrini, mercanti, banchieri e Santa Maria di Campagna è stata crocevia di artisti. Non c’è centimetro della Basilica – ha rimarcato Sforza – che non sia affrescato o dipinto”.

Sforza Fogliani ha poi ricordato che “la Banca di Piacenza contribuisce all’economia del territorio piacentino con 40 milioni all’anno esclusi i finanziamenti” e che “la Salita al Pordenone non beneficia di contributi pubblici e non distoglie fondi della comunità da altri fini più congrui, specie in tempi di crisi”. Dopo aver ricordato che nella Sala del Duca di Santa Maria di Campagna, per tutta la durata della manifestazione, verranno esposti due Panini recuperati all’estero dalla Banca, ha concluso chiarendo che con il nuovo percorso sono necessari 28 minuti per salita e discesa. “L’altro giorno sono andato con mons. Domenico Ponzini, che ha 88 anni e non ha avuto nessun problema”.

Colombo Clerici e Corrado Sforza Fogliani

Il presidente del Consiglio di amministrazione Giuseppe Nenna ha evidenziato le caratteristiche dell’iniziativa (“ci sarà la possibilità di ammirare da vicino grandi opere”) che si avvale del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Da marzo e giugno, presentando il biglietto d’ingresso alla Salita, si potranno visitare gratuitamente, ha ricordato Nenna, le mostre allestite a Palazzo Galli dedicate al Genovesino e ai Nuovi Ghittoni.

Il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri (il Comune è proprietario della Basilica) ha espresso “la gratitudine della città alla Banca di Piacenza per questo meraviglioso evento che offre la grande occasione di far conoscere i nostri tesori nascosti.

Il vicedirettore generale dell’Istituto Pietro Boselli ha spiegato le caratteristiche del Conto Pordenonino (che, solo per la durata della Salita, permette di assicurare opere d’arte e abbonarsi a riviste d’arte, a condizioni di favore) e ha presentato l’opuscolo Giochi in tasca, disponibile in tutte le filiali della Banca, un modo divertente per misurare le proprie conoscenze sul Pordenone attraverso cruciverba e rebus.

Boselli ha poi richiamato i tantissimi eventi collaterali all’evento Salita al Pordenone (al momento 54) citando i più significativi: due meditazioni religiose, un concerto a tre organi in Santa Maria di Campagna, la Messa in gloria di Puccini, la visita ai Palazzi storici, il concerto di Pasqua della Banca, la Notte dei musei il 19 maggio, la cena pordenoniana con concerto d’epoca, senza dimenticare le manifestazioni a Cremona, Cortemaggiore e Monticelli.

L’architetto Carlo Ponzini ha illustrato alla stampa come è nato il logo della Salita (una P con al centro Dio Padre): “Un marchio che racchiude il suggestivo messaggio del Pordenone e invita lo spettatore a coltivare la propria mente, ad approfondire i propri orizzonti culturali e a lasciarsi trasportare dalla storia del Pordenone e dalla sua indistinguibile tecnica”.

E del messaggio dell’artista friulano ha parlato padre Secondo Ballati, guardiano del Convento dei Frati Minori, che di Santa Maria di Campagna sono i custodi: “Dio Padre scende dal cielo e viene a salvarci. Spero che questo evento sia l’occasione per ammirare le opere d’arte ma che diventi anche un momento di riflessione e un’esperienza di fede. Gli affreschi un tempo erano la Bibbia dei poveri”.

Marco Stucchi, professionista nella valorizzazione dei beni culturali, ha illustrato le caratteristiche della sala multimediale che verrà allestita nel Coro della Basilica.

Hanno portato il loro saluto don Davide Maloberti, direttore del Nuovo Giornale, Rita Nigrelli di Radio Sound (il settimanale della Diocesi e l’emittente piacentina sono media partner della manifestazione), l’assessore al Turismo del Comune di Cremona, Barbara Manfredini, il sindaco di Monticelli Gimmi Distante e il sindaco di Cortemaggiore Gabriele Girometta. L’evento, infatti, si estende ai territori di Cortemaggiore, Monticelli e Cremona, custodi di tesori artistici direttamente o indirettamente collegati con il grande artista friulano. Nei rispettivi centri verranno organizzate iniziative legate al Pordenone e, da marzo a giugno, ogni sabato, la Banca di Piacenza predispone un servizio di bus navetta con visita guidata ai capolavori pordenoniani.

La Salita al Pordenone è stata inaugurata con la presenza di numerose autorità: il cardinale Giovanni Battista Re, il ministro per l’Ambiente Gianluca Galletti, il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e il professor Vittorio Sgarbi che ha firmato le introduzioni a tre pubblicazioni (una sul Pordenone, una sul Genovesino e una sul Ghittoni), edite a commento e ad illustrazione degli eventi di Santa Maria di Campagna e di Palazzo Galli. C’erano anche il prefetto Maurizio Falco, il sindaco Patrizia Barbieri, il presindente della Provincia Francesco Rolleri, il vescovo Gianni Ambrosio, il questore Pietro Ostuni, il direttore del Demanio Roberto Reggi e, naturalmente, il padrone di casa padre Secondo Ballati.

La mattinata è stata aperta dal suggestivo concerto del Coro Tyrtarion dell’Accademia Vivarium Novum; suggestione accresciuta dal fatto che il direttore del coro, nel rivolgersi alla platea per illustrare i vari brani interpretati, ha parlato sempre in latino.

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