Alle Stelline di Milano Matteo Salvini e Sandro Neri hanno presentato il libro di Mario Giordano “L’Italia non è più italiana”

Ogni 48 ore un’azienda italiana cade in mani straniere. Alcuni casi finiscono sui giornali e fanno discutere, ma la maggior parte scivola via nel silenzio. Così, nel silenzio, non abbiamo soltanto perso tutto il made in Italy, i grandi marchi della moda, le aziende alimentari, i settori strategici (dalla chimica alla siderurgia), i servizi e le banche: abbiamo perso il meglio delle nostre piccole aziende, quei gioielli di creatività spesso nati nei sottoscala di provincia e diventati leader mondiali nel loro settore. Erano i nostri veri tesori. Ora non sono più nostri.

Lo ha scritto Mario Giordano, giornalista e saggista, già direttore del Tg4, nel libro “L’Italia non è più italiana”, presentato al Palazzo delle Stelline di Milano a circa 800 persone – una partecipazione eccezionale –  con l’intervento del ministro degli Interni Matteo Salvini, giunto all’appuntamento con grande anticipo per salutare il suo popolo. La presentazione, organizzata dall’assessore regionale alla Casa Stefano Bolognini, è stata moderata dal direttore de “Il Giorno” Sandro Neri.

Sandro Neri e Achille Colombo Clerici

Su come ‘i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese’ (sottotitolo del libro) Salvini ha le idee chiare: . “Ci sono marchi italiani che di italiano non hanno più niente. C’è una strategia che è andata in questa direzione. Un disegno di legge della Lega propone una soluzione: se vuoi mantenere il marchio, devi mantenere la produzione nel nostro Paese”. E sul recente trattato con la Cina: “Bene ogni accordo che porti lavoro alle nostre imprese, anche se io guardo ad Ovest. Ma quale ministro dell’Interno tocca a me provvedere alla sicurezza del Paese”. E brandendo il telefonino, con evidente riferimento a possibili furti di quanti in esso contenuto: “In questo aggeggio ci siamo noi e c’è tutto di noi. Il controllo dei dati deve essere fatto dagli italiani in Italia”. Sanzioni alla Russia: “Sono controproducenti. Di più. Sono un atto di masochismo politico”.

I nuovi proprietari stranieri non sono quasi mai dei padroni, piuttosto dei predoni – continua il libro -. Prendi il marchio e scappa. Prendi i contratti e scappa. Il risultato? L’Italia non è più italiana. Mario Giordano ha girato la Penisola, ha visitato borghi e paesi, è entrato nelle fabbriche. E ha scoperto che i predoni stranieri non hanno conquistato solo la nostra economia: hanno conquistato l’intero nostro Paese. Dal castello piemontese del 1200 comprato dalla setta americana della felicità al palazzo della Zecca gestito dai cinesi, dall’isola di San Clemente a Venezia in mano ai turchi, ai vigneti della Toscana acquistati dalla multinazionale belga delle piattaforme petrolifere, passando per supermercati, botteghe storiche, alberghi di lusso, case, piazze, ospedali: l’Italia non è più italiana.

Dilaga la cucina etnica, ma ci sono 250 cibi italiani a rischio (e nessuno li difende). Dilagano i termini inglesi, ma la nostra lingua rischia di scomparire (e i parlamentari sono i primi a dare alle leggi nomi stranieri). Persino gli insetti alieni minacciano il nostro Paese, come denuncia un rapporto allarmato dell’Ispra (anch’esso assai poco considerato). E, soprattutto, si stanno estinguendo gli italiani: sempre meno nascite, sempre più fughe all’estero. Una ogni 5 minuti.

Secondo l’opinione corrente l’apertura internazionale e gli scambi sono un bene a prescindere. Ma è sempre vero? Le decisioni strategiche sul nostro futuro, oggi, vengono prese in asettici uffici del North Carolina o di Shanghai, da persone che non hanno mai visto un’officina, che non hanno alcuna relazione con la nostra terra e la nostra storia. E questo è un pericolo per il nostro Paese, come hanno denunciato anche i servizi segreti, nella loro relazione al Parlamento italiano. Un grido di dolore rimasto, incredibilmente, inascoltato. E che tutti invece dovrebbero ascoltare per evitare di risvegliarci presto in un’Italia che non c’è più.

Nella foto in alto da sinistra Mario Giordano, Sandro Neri e Matteo Salvini

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