Al Kaulonia Tarantella Festival 2017 Fabio Macagnino presenta il nuovo album dal titolo “Candalìa”

Un album che rappresenta il Sud caloroso e morbido, che associa amori a trepidanti e pazienti attese

L’arte del Sud Italia: ritmi, colori e sfumature sonore. È la giovane label calabrese Sveva Edizioni – fondata da Antonio Marino – a pubblicare il debutto discografico dell’attore e architetto Fabio Macagnino. L’etichetta si propone come volano per le produzioni della tradizione del Sud Italia ma con un occhio trasversale per le sonorità innovative. E il musicista calabrese il 7 dicembre presenta “Candalìa” alla XIX edizione del Kaulonia Tarantella Festival – diretto da Mimmo Cavallaro – presso l’Auditorium Casa della Pace Angelo Frammartino di Calulonia Marina (RC).

E Candalìa non è solo il titolo dell’album ma un concept che tocca molteplici argomenti che stanno da tempo nel cuore dell’artista calabrese. Si potrebbe sintetizzare in pochi aggettivi l’intero lavoro: i desideri, i sogni, la Locride, il Sud in rapporto al Nord, la sensualità e l’amore. Sono questi temi che Macagnino affronta con la tipica calma degli uomini del sud; rallentando, indugiando e ”candalijando” (che appunto significa cullarsi) questa vita frenetica. Perché, se in una calda giornata estiva, passeggiando sullo splendido lungomare reggino che D’Annunzio definì “il più bel chilometro d’Italia”, ci capitasse di vedere paesi e palazzi della costa siciliana deformarsi e specchiarsi tra cielo e mare, vicini a tal punto da distinguerne gli abitanti, non dobbiamo impressionarci. Siamo solo vittime di un incantesimo. E’ la Fata Morgana, un fenomeno ottico simile a un miraggio che si può osservare dalla costa calabra quando aria e mare sono immobili. La leggenda racconta che anche Ruggero I d’Altavilla fu incantato dal sortilegio. Un incanto che candalijò, lo trastullò appunto, per indurlo a conquistare la Sicilia. E con un colpo di bacchetta magica, la Fata Morgana gliela fece apparire così vicina da poterla toccare con mano. Ma il re normanno, sdegnato, rifiutò di prendere l’isola con l’inganno. E così, senza l’aiuto della Fata, impiegò trent’anni per conquistarla.

E rallentare è per Fabio Macagnino una provocazione culturale in questa nostra società, ansiosa di inventarsi di continuo una qualunque attività, perché l’essere umano vale solo quando produce e guadagna. La parola calabrese ‘candalijarsi’ fa al nostro caso: può essere l’occasione per un calmo viaggio dentro se stessi, per lasciare venire a galla sogni impolverati e desideri rinnegati, per inseguire una musica sconosciuta ma familiare. Nato ad Hilden, in Germania, Fabio Macagnino è un cantautore, percussionista e attore attivo da più di un ventennio sulla scena musicale calabrese. Sognatore e teatrante per passione, per fare il musicista ha studiato architettura e, da dottore di ricerca dal futuro incerto, passa il suo tempo tra concerti, viaggi e convivialità.  Nonostante faccia parte della scena musicale popolare calabrese, Macagnino ha elaborato negli anni uno stile cantautorale tutto suo, distante dai dettami del folk classico e perciò lontano, sia nei testi che nella musica, dal localismo fine a sé stesso, ma proteso, piuttosto, verso il cosmopolitismo e, dunque, orientato ad una commistione della “calabresità” con la cultura europea.

Artista che ama, per così dire, “distillare” la lingua italiana con il dialetto calabrese, intrecciandolo con citazioni in francese, in inglese e in tedesco, fino a costruire una melodia, la sua musica si caratterizza per i testi poetici e il sound mediterraneo, non mancando, però, nella sua produzione artistica, gli accenni alla cronaca contemporanea. Nel 2016, intraprende un nuovo percorso musicale e artistico che lo porta alla collaborazione con Sveva Edizioni, nuova etichetta discografica, Reggio Calabria, che si pone l’ambizioso obiettivo di individuare e valorizzare le eccellenze calabresi e di creare i presupposti per una visibilità e un’attenzione mediatica nazionale di quei talenti di casa che siano capaci di non rinnegare le proprie radici etniche e le proprie tradizioni, pur essendo capaci di parlare un linguaggio improntato alla contemporaneità.

Il singolo “Garofano e Cannella” ha anticipato Candalìa di un paio di mesi. L’intero lavoro è stato prodotto artisticamente da Paolo Del Vecchio, gia produttore di Peppe Barra e Marina Mulopulos, con la supervisione di Rocco Pasquariello. Tra gli ospiti che hanno suonato sottolineamo Agostino Marangolo alla batteria e Ernesto Vitolo all’organo hammond (entrambi storici collaboratori di Pino Daniele) e Lino Cannavaciuolo straordinario violinista partenopeo e autore di innumerevoli colonne sonore per il cinema e la tv.

Da oggi in anteprima streaming l’intero album

 

Alessandra Pirri

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