Abbiamo bisogno di eroi, ma ci siamo dimenticati che eroe è chi sacrifica per gli altri se stesso

La vicenda del pullman sequestrato rivela alcune  diffuse confusioni, e dovrebbe attivare delle riflessioni.

L’eroe: termine che sta  riempiendo i media. Termine usato poco, in questo caso usato male. Si acclamano come eroi i ragazzini coraggiosi e svegli che hanno avvisato al telefono carabinieri e genitori. Coraggiosi e svegli. In loro è vivo l’istinto di sopravvivenza, di difesa della vita propria e degli altri; istinto che oggi in una gran quantità di persone è molto affievolito, soffocato dalla paura che rende impotenti, invece che attivato dalla paura che rende reattivi e intelligentemente disposti a rischiare. Coraggiosi, svegli e svelti. Con il loro gesto hanno salvato la vita propria e degli altri, Ma “eroe” è qualcosa di più. È rischiare la propria vita sacrificandola per gli altri.

Eroe è stato Nicolò, 12 anni, che ha offerto se stesso in ostaggio all’autista, pronto a offrirsi per salvare tutti gli altri. Mentre intelligente e ad alta capacità di reazione è stato Fabio: 12 anni, ha capito che quell’uomo agiva per una irrazionale rabbia contro l’atteggiamento degli italiani verso gli immigrati. E, mamma africana e papà italiano, ha iniziato a contraddirlo: “Qui ci hanno sempre trattati bene”. Ed ha continuato a distrarre il sequestratore, parlandogli mentre gli altri chiedevano soccorso.  E generosa la bambina Aurora: chiedendo il permesso, ha dato la sua acqua ai compagni, perché le esalazioni di benzina iniziavano a bruciare le gole. Probabilmente ci sono altri gesti importanti dei ragazzi, gesti che non conosciamo. Certo, senza l’intervento della Forza pubblica non si sarebbero salvati; ma all’eroismo di Carabinieri e Polizia tendiamo ingiustamente a dare meno valore: da loro ce lo si aspetta. Ma neppure per loro è un modo di essere scontato!

Da sottolineare è non solo il bisogno di “eroi”, in questo mondo di sottomessi e politicamente corretti, ma anche la non comprensione del termine. Eroe è chi si sacrifica per gli altri. Mentre il gesto dei due che hanno telefonato è una giusta reazione di bambini sani, che alla paura oppongono una reazione indispensabile ala sopravvivenza, che non si sottomettono al terrore di chi appare più forte. Chi fra noi mette cuscini fra i bambini e gli ostacoli, pensando di proteggerli, sta allevando futuri adulti pavidi.   Tanti i genitori con le braccia piene di cuscini: che questa vicenda li faccia riflettere!

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra

1 Commento;

  1. LesGreshy said:

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