A ventun anni dalla sua morte Lucio Battisti è più vivo che mai

“Nel mio silenzio, anche un sorriso può far rumore” (Lucio Battisti)

Un poeta. Un cantautore. Un uomo. Sono trascorsi 21 anni, da quella mattina in cui l’Italia si fermò, per ascoltare attonita la notizia della morte di Lucio Battisti. Un pezzo di storia della musica italiana che se ne andava. È stato un mito indiscusso, icona e simbolo della vera canzone Italiana: Lucio Battisti, grazie alle sue canzoni, alla sua musica, al suo talento, continua a vivere e sopravvivere anche dopo la morte.
Lucio Battisti, secondo molti malato da tempo, muore la mattina del 9 settembre 1998 a 55 anni. L’ultimo album in studio pubblicato dal cantautore italiano fu Hegel. Così come tutti gli album precedenti pubblicati a cadenza biennale (a partire da Don Giovanni del 1986), l’album divise la critica. Ma lui, Lucio, fu capace di rinnovare la canzone italiana come nessuno seppe fare prima e dopo. Lui voleva sempre mantenere un basso profilo, maniacalmente geloso della sua privacy. I percorsi musicali di Battisti erano in molti casi arzigogolati e complessi, e rompevano molti degli schemi compositivi dell’epoca. Spesso creava melodie che erano al limite delle sue capacità vocali. Il ragazzo di Poggio Bustone è un’istrice. Diffidente. Non tollera la folla. L’assedio dei fan. Vita spartana, la sua. Ritirata.
Poeta maledetto dei nostri tempi? Forse… ma la sua musica, il suo essere, restano solo benedetti. In fondo, lui stesso lo diceva: “L’universo trova spazio dentro me, ma il coraggio di vivere… quello ancora non c’è”.

Alessandra Pirri

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